Istituto San Prospero (docc. 4-7)

Istituto San Prospero (docc. 4-7)

La Casa di San Prospero e don Luigi Orione

Terminata la sua missione in Calabria, Cottafavi compì un passaggio decisivo: affidò la Casa di San Prospero a Don Orione, affinché ne facesse un’opera stabile di carità e formazione. Questo atto non fu solo una consegna materiale, ma un vero trasferimento di responsabilità e visione, che segnò l’inizio della presenza strutturata dell’Opera Don Orione a Reggio Calabria.
A partire da quel momento, l’Istituto San Prospero si sviluppò rapidamente: accanto alla funzione assistenziale per orfani e bambini abbandonati, si affermò come centro educativo articolato, con scuole elementari, attività formative e, successivamente, laboratori professionali.
La documentazione analizzata (perizie, planimetrie, relazioni) mostra chiaramente come l’Istituto fosse organizzato come un complesso autosufficiente, comprendente tipografia, orfanotrofio, dormitori, refettorio e chiesa, configurandosi come un vero sistema educativo integrato.
I bombardamenti del 1943 segnarono una brusca interruzione di questa esperienza, causando la distruzione o il grave danneggiamento degli edifici.
Tuttavia, proprio la memoria strutturata dell’Istituto, ricostruibile attraverso le perizie tecniche e i, rese possibile immaginare una ricostruzione non semplicemente conservativa, ma evolutiva.
In questo quadro si inserisce la corrispondenza tra le autorità locali, in particolare il Prefetto di Reggio Calabria, e gli organismi di sostegno internazionale, come l’American Aid to Calabria.
Le lettere del 1949 mostrano chiaramente la volontà di trasformare l’esperienza precedente in un progetto più ampio e moderno: il Villaggio del Fanciullo, concepito come centro organico di recupero, educazione e inserimento sociale per l’infanzia abbandonata. 

Doc. 4
ASRC, Fondo Genio Civile- Chiese, Azioni belliche, Busta 9, fasc. 2

Le lettere (docc. 5-7) qui presentate documentano un intenso scambio di corrispondenza avviato nel 1949 tra le autorità locali di Reggio Calabria e la comunità calabrese emigrata negli Stati Uniti, dal quale prese forma il progetto del Villaggio del Fanciullo. In un contesto segnato dalle conseguenze del secondo conflitto mondiale, caratterizzato dalla presenza diffusa di minori abbandonati o in condizioni di grave disagio, il Prefetto promosse un’iniziativa volta a creare una struttura stabile di accoglienza, rieducazione e formazione. Alla proposta risposero prontamente le organizzazioni degli italiani d’America che si attivarono per raccogliere fondi e sostenere concretamente le opere assistenziali sul territorio. La corrispondenza evidenzia non solo la gravità dell’emergenza sociale, ma anche la volontà di coordinare gli aiuti in modo unitario ed efficace, evitando dispersioni e orientando le risorse verso un progetto condiviso. Da questo dialogo tra istituzioni, società civile e diaspora nacque un percorso che portò, nel giro di pochi anni, alla realizzazione del Villaggio del Fanciullo, inserendosi nella continuità di un impegno assistenziale già radicato nella storia locale e sviluppatosi, a partire dal primo Novecento, anche grazie all’azione promossa da Emilio Cottafavi su mandato di Pio X

Doc. 5

Lettera del Prefetto di Reggio Calabria a Umberto Gualtieri (American Aid to Calabria, New York) sulla creazione del Villaggio del Fanciullo e il sostegno degli italiani d’America (22 giugno 1949).
Questa lettera, datata 22 giugno 1949, rappresenta uno dei momenti fondativi del progetto del Villaggio del Fanciullo a Reggio Calabria.
Il Prefetto descrive una situazione sociale drammatica: migliaia di bambini, segnati dalla guerra, vivono abbandonati e rischiano di essere esclusi dalla società. Di fronte a questa emergenza viene proposta la creazione di un “Villaggio del fanciullo”, luogo di accoglienza, rieducazione e reinserimento. Il documento individua nell’Istituto San Prospero il primo nucleo dell’iniziativa e sottolinea il ruolo decisivo del contributo degli italiani d’America. Particolarmente significativa è l’insistenza sulla necessità di coordinare gli aiuti, evitando la dispersione delle risorse in molteplici iniziative e orientandole verso un progetto unitario e condiviso.

ASRC, Inventario Prefettura Busta 188 fasc. 2.4.1
Doc. 6

Lettera dell’associazione “American Aid to Calabria” di New York al Prefetto di Reggio Calabria sulla costituzione di un comitato per la raccolta fondi a favore delle opere assistenziali (24 giugno 1949).
Questa lettera, inviata il 24 giugno 1949 dall’associazione “American Aid to Calabria” di New York, documenta il coinvolgimento diretto della comunità calabrese emigrata nel sostegno alle iniziative assistenziali in Calabria. Il presidente Umberto Gualtieri comunica la costituzione di un comitato con l’obiettivo di raccogliere fondi destinati alle opere di beneficenza nelle province calabresi, con particolare attenzione agli orfanotrofi e agli istituti per l’infanzia abbandonata. Il documento risponde concretamente all’appello delle autorità locali, proponendo una collaborazione organizzata e chiedendo un elenco delle strutture più bisognose di aiuto.

ASRC, Inventario Prefettura Busta 188, fasc. 2.4.1
Doc. 7

Nota del Prefetto di Reggio Calabria per la promozione del Villaggio del Fanciullo e il coinvolgimento del comitato dei calabresi in America (18 agosto 1949).
Questa nota manoscritta, datata 18 agosto 1949, documenta una fase decisiva nella nascita del Villaggio del Fanciullo di Reggio Calabria. Il Prefetto si rivolge a una rete di autorità civili, religiose e professionali proponendo la creazione di un’iniziativa destinata all’accoglienza e alla rieducazione dell’infanzia abbandonata. Nel testo emerge chiaramente l’intento di dare una risposta strutturata a un problema sociale aggravato dal dopoguerra: quello dei minori privi di assistenza e prospettive.
Particolarmente significativo è il riferimento al coinvolgimento del comitato dei calabresi in America, chiamato a sostenere economicamente il progetto, segno di una solidarietà che supera i confini locali

ASRC, Inventario Prefettura Busta 188, fasc. 2.4.1

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