Il Museo
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La Sede - IL MUSEO DIOCESANO NELL'ALA SUPERSTITE DELL'ANTICO EPISCOPIO

Fig._4_-porticato_1983_2La sede del Museo Diocesano s'identifica nella più antica costruzione, sopravvissuta all'immane disastro del terremoto del 1908 e ai devastanti bombardamenti del 1943, del complesso Arcivescovile che si sviluppa accanto alla Basilica Cattedrale di Maria SS. Assunta.

La struttura edilizia che ospita il Museo coincide con un'ala dell'antico Arcivescovado , costruita sul finire del Settecento sulle rovine del preesistente edificio, realizzato alla fine del secolo XVI.

L'area su cui sorgeva l'Episcopio prima del Gran Tremuoto del febbraio 1783 era situata al margine dell'ambito urbano settecentesco, sotto il piano del Castello e a ridosso della cinta muraria che in quel tratto era caratterizzata da un bastione avanzato, punto della cortina proteso verso la vallata dve un tempo scorreva l'antico Calopinace.

La descrizione del complesso della Cattedrale e dell'Episcopio, come si presentava prima dell'evento sismico e dei danni  subiti a seguito dello stesso, sono riportati  in una Relazione sopra lo stato della Chiesa Arcivescovile, Palazzo e Seminario della Città di Reggio di Calabria Ultra dopo il terremoto de' 5 febbraio 1783, conservata presso l'Archivio Storico Diocesano, trasmessa nell'anno 1785 al Municipio di Reggio Calabria: "...sotto la fortezza sta situata la Chiesa Arcivescovile a cui contiguo è annesso il nuovo Seminario de' Chierici, ed il Palazzo Arcivescovile, che termina alle mura della città verso mezzodì...". Si rilevava poi che il "Palazzo arcivescovile ed il nuovo Seminario sono in piedi, e le mura a piombo e niente delle fabriche rovinò solamente s'osservano lesi tutti i quinti delle opere del detto Seminario e lineati alcune mura specialmente quanto di mezzo del palazzo arcivescovile. Si dovrebbe perciò sbassare il primo appartamento in cima del sudetto Seminario fin all'altezza del Palazzo Arcivescovile che è più basso, e premunirsi di catene ove bisogna, onde si potrebbe ristorare colla spesa di docati due mila in circa....." (Il progetto per la ricostruzione della Cattedrale fu affidato all'ing. Giovanbattista Mori che redasse anche il progetto di ricostruzione  dell'Episcopio)...

Nella lettera inviata a S. M. dai canonici deputati alla ricostruzione il 23 novembre 1793 per il Palazzo Arcivescovile si riferiva che era "leso in qualche parte da tremuoti" e che servivano altri 2000 ducati per mandare avanti i lavori.

Con l a ricostruzione della Cattedrale, in più parti danneggiata, nell'attuare il progetto redatto dall'ing. Giovanbattista Mori venne ridisegnato anche
l'Episcopio che dal fronte della nuova piazza dell'Arcivescovado seguiva la permanenza dell'antico tracciato murario definendo al suo interno un'ampia corte cui si accedeva da due androni passanti. Sulle strutture murarie precedenti venne modellato il nuovo impianto con un porticato che si sviluppava ai lati della corte interna riprendendo nel disegno della facciata il modello che lo stesso Mori aveva indicato per il fronte della Palazzina che aveva sostituito con un organismo architettonico l'antica cinta muraria lungo la Marina.

La parte superstite dell'Episcopio tardo settecentesco, quella in cui oggi è stata realizzata la struttura del Museo Diocesano, costituisce pertanto la
memoria (nelle dimensioni e nelle linee architettoniche) dell'impronta neoclassica data dal Mori ai più importanti episodi architettonici della città ricostruita.

Sono questi gli ambienti sopravvissuti alle gravi distruzioni del terremoto del 28 dicembre 1908 e ai bombardamenti del 5 maggio 1943, nei quali, nel corso dei recenti lavori per l'adattamento degli stessi a Museo Diocesano, oltre alla qualità delle strutture murarie in cui manifestoè il reimpiego di blocchi di pietra di Siracusa provenienti da precedenti strutture, sono stati trovati tratti dell'antica pavimentazione realizzata in quadrelle di ceramica decorata.

La destinazione d'uso degli ambienti attigui al cortile e in linea con la direttrice dell'androne carrabile del palazzo Arcivescovile, che vedeva al piano terra le antiche scuderie e al piano superiore gli ambienti ad uso cucina, si desume da una specifica descrizione del dicembre 1871, quando, dopo il trasferimento di monsignor Mariano Ricciardi, sulla scorta della nuova legislazione dello Stato Unitario, venne redatto il verbale di consistenza dell'intero Episcopio trasferito all'Economato de' Benefici Vacanti. Otto anni più tardi dopo il conseguimento del regio Exequatur nell'anno 1879, che permetteva all'arcivescovo di tornare nella piena disponibilità degli immobili prima rilevati dal regio Beneficio delle Sedi Vacanti, in occasione della riconsegna dei citati ambienti, siti al pianterreno, nel verbale redatto dal Genio Militare si riscontrava che "in ambidue i locali l'arricciatura alle pareti in più parti scrostata e vi abbisogna l'imbianco alle pareti. Alle scuderie le imposte di porta degradate - mancanza di diversi tratti di lamiera di ferro che riveste le greppie e n. 3 arsella di ferro pure mancanti".

Venivano quindi avviati lavori di restauro e abbellimento dell'Episcopio che riportarono l'edificio nella sua piena funzionalità durante l'episcopato del cardinale Gennaro Portanova.

La solida struttura resistette alle violente scosse del terremoto del 1908, accogliendo gli scampati in gravi condizioni, come riferisce il canonico Vilardi nella sua Cronistoria, "sotto le arcate accanto alla Rimessa ed alla Scuderia dell'Episcopio, dove il terremoto benché violentissimo niuno danno aveva recato.....". In quel luogo il 31 dicembre 1908 spirava, a seguito delle ferite riportate nel crollo della sua abitazione, l'onorevole Demetrio Tripepi, già Sindaco della città di Reggio.

Le trasformazioni urbanistiche che portarono al ridisegno dell'intero complesso della Cattedrale, dell'Episcopio e del Seminario per garantire la prosecuzione della maglia ortogonale conservarono all'interno del nuovo isolato la permanenza storica. L'antica Cattedrale e la parte gravemente danneggiata dell'Episcopio vennero demoliti e ricostruiti adattandoli ai nuovi allineamenti stradali con la nuova chiesa matrice più a Sud della precedente sulla piazza più ampia e regolare.

Nel corso della demolizione numerosi elementi marmorei delle cappelle laterali vennero selezionati e conservati e si smontò e ricostruì, adiacente alla nuova Cattedrale, la pregevolissima cappella seicentesca del SS. Sacramento.

La parte superstite dell'antico Episcopio venne raccordata alla struttura edilizia del nuovo Seminario, ricostruito mantenendo l'allineamento precedente, e in essa vennero ospitate al pianterreno le cucine, il refettorio e le cantine e al piano superiore gli ambienti vennero destinati alle attività dell'Istituto Portanova. Permaneva lungo l'attiguo cortile meridionale la vecchia scalinata in pietra da cui si accedeva ai piani superiori e all'antico bastione, ultima permanenza del sistema difensivo delle mura spagnole che racchiudevano la città seicentesca e, in adiacenza al campanile della nuova Cattedrale, alcuni ambienti che furono destinati al Museo del Duomo.

Nel corso dell'ultimo conflitto bellico, il 5 maggio 1943 un pesante bombardamento aereo danneggiava in parte la Cattedrale, con l'incendio della Cappella del SS. Sacramento, arrecando danni notevoli al Seminario.

La ricostruzione post bellica determinò una nuova localizzazione del Seminario "Minore", situato lungo la via Cimino, adiacente alla ricostruita
Chiesa degli Ottimati con fronte sulla piazza del Castello, la costruzione del nuovo edificio degli Uffici di Curia, allineati al nuovo Episcopio sulla via Tommaso Campanella, realizzati su progetto dell'architetto Francesco Albanese e la demolizione degli ambienti del Museo del Duomo.

Negli anni successivi gli ambienti dell'antico Episcopio ebbero varie destinazioni. Dapprima deposito, poi mensa sociale, poi sede di associazioni (ospitò nei suoi primi anni di vita il coro San Paolo) sino alla metà degli anni Ottanta del XX secolo, quando, costituendo una delle rare memorie architettoniche della città tardo-settecentesca, si propose di destinarlo ad accogliere il Museo Diocesano.

Nel marzo dell'anno 1985 S. E. monsignor Aurelio Sorrentino incaricava il sottoscritto di rendere esecutivo il progetto dell'istituendo Museo Diocesano. L'Ufficio Tecnico della Curia avviò quindi un intervento di valorizzazione (limitato alle sale adiacenti al porticato) che consentì di destinarle ad ambiente espositivo in occasione del XX Congresso Eucaristico nel giugno dell'anno 1988 per la mostra, organizzata a cura dell'Amministrazione Provinciale di Reggio Calabria, Figurazioni del sacro: otto scultori nel territorio reggino tra 800 e 900.

Negli anni successivi il progetto di Museo Diocesano venne portato avanti ad iniziativa di monsignor Giuseppe Caruso attraverso l'opera del professor Francesco Palmeri con un finanziamento regionale finalizzato al restauro conservativo del porticato e delle due salette con i servizi annessi. Si deve all'opera di S. E. monsignor Vittorio Mondello e del compianto monsignor Domenico Farias, Vicario per la Cultura, l'impulso a dotare l'Arcidiocesi di Reggio Calabria - Bova di un museo conforme alle indicazioni del documento della Pontificia Commissione.

Il progetto redatto dal sottoscritto e dalla dr.ssa Lucia Lojacono, in qualità di storico dell'arte, veniva quindi recepito ed incluso all'interno del più vasto intervento Sistema MuDiC nell'ambito dell'Accordo di Programma Quadro sui Beni ed Attività Culturali della Regione Calabria. I lavori sono stati consegnati all'impresa del geometra Paolo Foti, diretti dall'architetto Sabina Rizzi e conclusi nell'anno 2009.

                                                                                                                                                  Renato G. Laganà

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