Progetto di allestimento
PDF Stampa E-mail

schizzo r. lagan_pcCRITERI MUSEOGRAFICI E SOLUZIONI ESPOSITIVE

L'allestimento museale s'identifica all'interno di un "luogo che documenta l'evolversi della vita culturale e religiosa, oltreché il genio dell'uomo, al fine di garantire il presente". Poiché deve inserirsi nell'ambito delle attività pastorali, con il "compito di riflettere la vita ecclesiale tramite un approccio complessivo al patrimonio storico-artistico" il Museo diocesano è stato organizzato come in modo da poter "comunicare il sacro, il bello, l'antico, il nuovo". E', quindi,  una struttura tesa alla valorizzazione dei beni culturali "posti al servizio della missione della Chiesa" (cfr. La funzione pastorale dei musei ecclesiastici, Lettera circolare della Pontificia Commissione per i beni culturali della Chiesa, 15 agosto  2001, Bologna, Centro Editoriale Dehoniano, Documenti Santa Sede 72).

Il  progetto di allestimento accoglie al suo interno sia beni ancora in uso nelle azioni pastorali e liturgiche, sia quelli in disuso,  riconoscendo l'esigenza che il patrimonio storico-artistico non più in uso abituale, dismesso, non custodibile, possa trovare nei musei ecclesiastici adeguata custodia e opportuna fruibilità.

Il Museo Diocesano con l'Archivio costituisce il nucleo primario di un sistema museale che ha come obiettivo quello di offrire servizi nel territorio dell'Arcidiocesi di Reggio Calabria–Bova evitando la dispersione delle risorse in tante piccole realtà museali di difficilissima gestione, incapaci di fornire servizi qualitativamente soddisfacenti. Esso  pone al servizio di un più ampio territorio l'attività di un unico Museo, capace di assicurare professionalità, qualità gestionale e continuità del servizio rapportandosi ad un modello, già sperimentato a livello nazionale di "Museo territoriale".

In aderenza a quanto indicato nel documento redatto dalla Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa nel 2001, è importante creare la necessaria continuità tra il bene musealizzato e l'habitat ecclesiale. Non essendo spesso possibile conservare i beni nel luogo di origine la contestualizzazione avviene attraverso l'integrazione e l'uso di sistemi multimediali che caratterizzano  l'allestimento museale. La "diffusione" dell'attività museale al territorio della Diocesi è stata prevista con  la realizzazione di percorsi virtuali tesi alla valorizzazione e alla fruizione, nell'ambito del contesto considerato, dei siti dotati di valenza storica e artistica, consentendo di raggiungere raccolte e piccole realtà museali in parrocchie, confraternite, monasteri, conventi, opportunamente coordinati in riferimento tanto alla circoscrizione ecclesiastica, quanto a quella civile.

L'allestimento degli spazi museali all'interno della sale dell'antica e suggestiva struttura ha  previsto una revisione delle strutture e degli spazi esistenti per configurare un nuovo tipo di realtà museale. Essa tiene conto degli spazi disponibili, della necessità di creare un percorso attraverso le sale e l'antico porticato, di utilizzare, oltre ai supporti e alle vetrine espositive, moderne apparecchiature informatiche interattive, sviluppando una struttura museale aderente anche alle più recenti indicazioni della Pontificia Commissione per i Beni Culturali.

La peculiarità dell'immobile che è un edificio di valore storico – architettonico  "che da solo individua e connota il museo ecclesiastico stesso" mette in grado i fruitori di apprezzare congiuntamente il significato dell'architettura e il valore proprio delle opere esposte.

Il Museo che rientra a pieno titolo tra le istituzioni pastorali diocesane "poiché custodisce e valorizza beni culturali un tempo posti a servizio della missione della Chiesa", si pone innanzitutto l'obiettivo di essere strumento di "evangelizzazione cristiana, di elevazione spirituale, di dialogo con i lontani, di formazione culturale, di fruizione artistica, di conoscenza storica". In questa logica anche la sua articolazione funzionale segue uno sviluppo organico degli spazi che, quindi, offre ai visitatori momenti di conoscenza, di godimento, di catechesi e di spiritualità.

Lo schema distributivo, che viene fuori da un confronto tra le linee guida e lo spazio disponibile, vede la zona ingresso come il luogo che prepara il visitatore a passare "dal clima di distrazione dell'ambiente esterno alla concentrazione personale e, per i credenti, al raccoglimento spirituale, richiesti da quanto s'intende ammirare".

Dal porticato in cui sono stati esposti alcuni frammenti lapidei con testimonianze artistiche provenienti dall'antica Cattedrale (fig. 1) il percorso prosegue poi verso l'aula didattica, attraverso un corridoio sulle cui pareti sono stati collocati alcuni dipinti. La struttura metallica che fa da supporto ai reperti lapidei utilizza profili a C, raccordandosi alle scelte operate nel nucleo museale originario.

L'aula didattica è il fulcro della struttura museale perché essa sarà destinata agli studenti, ai gruppi di visitatori, agli operatori pastorali e ai catechisti. In essa i visitatori potranno soffermarsi per avere notizie più ampie riguardanti la storia della comunità, oltre alla contestualizzazione dei materiali esposti e alla correlazione tra passato e presente. L'approfondimento sarà coadiuvato da grafici, audiovisivi, illustrazioni e sperimentazioni prevedendosi, inoltre, lo svolgimento di attività didattiche di laboratorio e di ricerca per favorire l'interesse e stimolare la creatività dei giovani nella conoscenza del  settore dei beni culturali della Chiesa.

Questo spazio, al di fuori degli orari di visita, potrà funzionare come aula per la formazione e l'aggiornamento culturale di operatori, volontari, ricercatori e studenti in aderenza a quanto raccomandato dalla Pontificia Commissione che specifica "tale aula dà vivacità al museo e sta a dimostrare che nella mens della Chiesa questa istituzione non è mero deposito di reperti, ma è ambiente di riflessione, dialogo, confronto, ricerca".

Nella sala successiva dedicata alla Celebrazione del Sacrificio Eucaristico si è voluta ricostruire la struttura di un altare devozionale (fig. 2) utilizzando frammenti marmorei ed elementi di arredo per avere un immediato riferimento alla collocazione e all'uso degli oggetti esposti nelle vicine vetrine che, in questo nuovo ambiente, sono caratterizzate da montanti di acciaio inox e da una illuminazione a fibre ottiche.

Paramenti liturgici e oggetti si alternano  per poi concentrare nella successiva sala il Tesoro della Cattedrale di Maria SS. Assunta in Cielo di Reggio Calabria e quello della Concattedrale di Santa Maria Isodia di Bova.  In queste sale, oggetto del più recente intervento di recupero, l'edificio racconta anche la sua storia e svela in alcuni riquadri, lasciati senza intonaco, le tessiture murarie originarie.

Negli ambienti della contigua sala voltata, già oggetto negli scorsi anni di interventi di riqualificazione a fini museali, si sviluppa la seconda parte del percorso  articolata, nel primo settore, in vetrine che evidenziano le insegne episcopali, gli oggetti e i paramenti della Messa Pontificale e nelle vetrine orizzontali i testi cartacei antichi che raffigurano momenti del Coeremoniale Episcoporum.

Le vetrine che seguono si arricchiscono degli oggetti patrimonio delle antiche confraternite e della preziosità, messa in rilievo dalla solennità dello spazio ad esse dedicato, dei tessuti liturgici della  Confraternita reggina della SS. Annunziata.

La scelta di dedicare la parte finale del percorso al Segno sacrale dei paramenti liturgici vuole significare l'importanza che nel passato l'arte tessile ha avuto per la liturgia in un'area in cui era molto sviluppata la produzione della seta.

Prima dell'Uscita, all'interno della struttura dell'antico portico, si è scelto di offrire al visitatore attraverso un Bookshop l'occasione di soffermarsi e scegliere materiali utili a ricordare quanto visto, riproponendo una lettura cristiana dell'itinerario percorso e lasciando un chiaro ricordo dell'esperienza vissuta in uno spazio in cui risultano pienamente leggibili la struttura materica e le linee architettoniche del porticato neoclassico.

                                                                                                                                      Renato G. Laganà