Percorso espositivo
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I PRINCIPI GUIDA DEL PERCORSO ESPOSITIVO

Il percorso narrativo ideato per il Museo diocesano di Reggio Calabria trae origine dalle riflessioni che con straordinaria lucidità di pensiero monsignor Domenico Farias, allora direttore della Biblioteca arcivescovile di Reggio, condivise con quanti dal settembre 2001 al gennaio 2002 prendemmo parte agli assidui incontri della Commissione per il complesso integrato Biblioteca – Archivio – Museo dallo stesso promossa presso l'Arcidiocesi reggina.

In particolare, a lui si devono preziose sollecitazioni critiche a lavorare ad un'idea di museo d'arte sacra che, attraverso la proposta dell'"esperienza ecclesiale della bellezza", si rivolgesse all'intera comunità cristiana.

Nell'ideare il percorso narrativo che guida l'esposizione si è fatta propria la consapevolezza che il museo ecclesiastico, e quello diocesano nella fattispecie, debba essere organizzato, come raccomanda monsignor Carlo Chenis, "in modo da poter comunicare il sacro, il bello, l'antico, il nuovo", attuando l'obiettivo prioritario di restituire all'opera esposta la memoria della sua funzione originaria, in modo da farne emergere i significati simbolici, la sua valenza di segno, facendo salvi, peraltro, i nessi altrimenti perduti con la comunità religiosa cui essa appartenne e con lo spazio sacro per il quale fu realizzata.

Esporre per comunicare, quindi: se le opere d'arte sono segniche, compito del museo è rispettare e rispecchiare questa loro natura, comunicare, in breve "far parlare" le opere, che, essendo segni, sono naturalmente predisposte a farlo, anzi sono state generate per questo.

Nel caso dei musei ecclesiastici ciò è reso più arduo per il fatto che il patrimonio storico-artistico ecclesiale non è stato costituito in funzione dei musei, ma "per esprimere il culto, la catechesi, la carità": mutando nel corso del tempo le esigenze pastorali e liturgiche così come i gusti estetici, taluni manufatti divengono obsoleti, per cui s'impone l'esigenza, come raccomanda la lettera circolare della Pontificia Commissione per i beni culturali della Chiesa su La funzione pastorale dei musei ecclesiastici, di conservarli e di esporli adeguatamente, in quanto testimonianze della storia  cristiana.

In tal senso, il museo ecclesiastico, e quello diocesano in particolare, nel conservare ed esporre soprattutto il patrimonio culturale a rischio di dispersione, si caratterizza in riferimento al territorio, evidenziandone il vissuto storico, culturale, sociale e religioso.

E ciò è tanto più vero e necessario in un contesto di raccolta di opere rarefatta, costituitasi quasi per accumulo, ma non secondo un criterio di scelta a priori volta ad esprimere un ben preciso racconto.

L'ordinamento scientifico delle opere e l'ideazione dell'itinerario visivo, non disgiunti dalle prerogative dell'allestimento espositivo, devono essere finalizzati, quindi, alla valorizzazione in chiave liturgica e teologica del significato religioso dei beni culturali di propria pertinenza, al di là delle valenze estetiche e storico-artistiche, mettendo in luce l'identità storica della Chiesa locale di riferimento.

Questo solo un breve cenno alle premesse teoriche che hanno ispirato il percorso del Museo diocesano di Reggio Calabria, i criteri ispiratori del "racconto" che l'esposizione delle opere d'arte intende attivare affinché la visita al Museo sia un'autentica "esperienza".

Da tali premesse si origina l'ordinamento scientifico e la definizione di un percorso concettuale o, meglio, di un itinerario visivo che crei nel visitatore la coscienza di ciò che le opere esposte hanno rappresentato o rappresentano ancora nei loro contesti di appartenenza e nel cammino di conversione della comunità cristiana che le ha originate.

La stesura del percorso narrativo ha avuto quale necessario presupposto la catalogazione scientifica e l'indagine storico-critica delle opere componenti le collezioni museali: conoscerne i luoghi di provenienza e, in taluni casi, indagarne le committenze è apparso indispensabile al fine di arrivare al cuore dell'ideazione e dell'esecuzione di ogni singolo oggetto. Solo in tal modo si è entrati in possesso degli elementi necessari a proporre uno sviluppo narrativo dell'esposizione che desse senso alle opere, valorizzandole sia singolarmente che nelle loro relazioni reciproche.

Si attua così una dinamica espositiva che vede il concorrere, nei distinti spazi tematici, di diversificati criteri guida che s'intrecciano nell'ideazione del "racconto": risalta, innanzitutto, l'intento di documentare le distinte identità storica e religiosa delle antiche sedi episcopali di Reggio Calabria e di Bova, fuse con decreto della Congregazione per i vescovi Istantibus votis del 30 settembre 1986, e delle comunità ecclesiali ad esse legate.

Una scansione cronologica dell'esposizione, che non trascuri di segnalare i diversi luoghi di provenienza, caratterizza i successivi spazi narrativi dedicati: al Tesoro delle Cattedrali, ove avrà l'intento di evidenziare l'evoluzione delle forme e delle funzioni delle suppellettili sacre tra XVI e XX secolo; alle insegne che contraddistinguono la dignità e l'autorità del vescovo Sponsus Ecclesiae, ove concorrerà ad evidenziare il ruolo dei singoli prelati in qualità di committenti di opere d'arte; al patrimonio di suppellettili e vesti liturgiche appartenenti alle confraternite reggine; al rapporto tra arte e devozione (arredi e vesti di immagini sacre) e tra arte e culto dei Santi (reliquiari, etc...).

La selezione delle opere riconosce particolare rilievo all'ostensione degli oggetti liturgici che, pur avendo perso valore d'uso nelle attuali forme celebrative riformate, per taluni aspetti culturali, liturgici, teologici, storici e soprattutto artistici continuano ad assolvere una funzione pastorale: ci si riferisce, ad esempio, ai servizi di cartegloria o, nel caso delle vesti liturgiche, ai manipoli.

Altri oggetti liturgici, tuttora in uso nelle celebrazioni solenni in Cattedrale, saranno esposti temporaneamente e, pur conservando la propria funzione all'interno dei riti, collocati lungo l'itinerario museale svolgeranno un ruolo importante nel racconto della liturgia e del rapporto privilegiato che essa ha con la ricchezza delle arti decorative.

Suppellettile in argento e tessuti liturgici saranno in alcuni casi esposti insieme, in un ideale dialogo tra arti e manifatture diverse, sotteso alla narrazione di un unico racconto, col fine di approfondire il vissuto ecclesiale e di illustrarne il culto che si esplica nella liturgia, nella pietà popolare e nelle devozioni personali.

In aderenza a quanto indicato nella Lettera circolare del 2001 si è fatto proprio il convincimento che occorra creare una necessaria continuità tra il bene culturale musealizzato ed il contesto ecclesiale di provenienza: non essendo sempre possibile conservare i beni nei luoghi di origine, né, allo stesso modo, intendendo sottrarli ai contesti ecclesiali di appartenenza, per ovvi motivi devozionali e di culto, la contestalizzazione, il rinvio al territorio si realizzerà nel nostro caso attraverso il ricorso a sistemi multimediali che sia all'ingresso del Museo, nello spazio dell'accoglienza, che nelle sale rinvieranno a itinerari e visite nel territorio diocesano.

In conclusione, l'ordinamento scientifico del Museo diocesano di Reggio Calabria e, in particolare, l'itinerario espositivo che ne è esito accolgono l'invito di Giovanni Paolo II a rendere i  musei d'arte sacra non "depositi di reperti inanimati, ma perenni vivai, nei quali si tramandano nel tempo il genio e la spiritualità della comunità dei credenti".

Intento sotteso al complessivo progetto museografico è far sì che la visita al Museo diocesano costituisca un momento di riflessione sul tema del sacro e sul valore emblematico delle opere d'arte attraverso le quali si è concretizzata nel tempo la fede della comunità cristiana dell'Arcidiocesi di Reggio Calabria – Bova.

Se così avvenisse si realizzerebbe l'esortazione di monsignor Domenico Farias, a promuovere un Museo diocesano che contribuisca a rinnovare ogni giorno "la bellezza dell'incontro con Dio in Cristo".

                                                                                                                                                   Lucia Lojacono