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Rinascere dal dolore.

Da AMEI un'opera di Claudio Parmiggiani

per la Casa Museo Puglisi di Palermo


Reggio Calabria, Museo diocesano


28 agosto - 12 settembre 2017

 

opera_2016_di_Claudio_Parmiggiani__-_Senza_Titolo_-_visione_laterale "E' insolito che un'associazione museale divenga committente di un'opera d'arte. AMEI lo ha fatto. Volevamo che il nostro ventennale - AMEI venne fondata il 5 ottobre del 1996 - lasciasse un segno forte, deciso: quello della contemporaneità e dell'impegno sociale.

La funzione conservativa è stata la molla che ha fatto nascere molte nostre istituzioni: abbiamo ricoverato un ingente numero di opere provenienti da chiese dismesse, o poco sicure, o inadatte a preservarle dal degrado. Le abbiamo custodite, fotografate, inventariate, studiate, esposte al pubblico, comunicate nella convinzione che "mai come oggi occorre proteggere, salvare tutto ciò che resta, tutto ciò che resiste del mondo spirituale" per usare un'affermazione di Claudio Parmiggiani, l'artista al quale ci siamo rivolti.

Tuttavia custodire la memoria non vuol dire rinchiudersi nel passato, restarne prigionieri. La capacità di pensiero che ha alimentato la grande arte sacra del passato è la stessa che nei nostri musei occorre coltivare perché l'arte continui a essere quella "porta invisibile" che apre ad un "oltre", dove ritrovare la dimensione spirituale della propria esistenza. Dunque, non possiamo rimanere ai margini del presente: occorre entrare nel suo perimetro.

Aver commissionato un'opera a Claudio Parmiggiani significa proprio questo: evidenziare la necessità che i musei ecclesiastici si occupino della cultura e dell'arte che connota il nostro tempo, accettando una sfida non semplice ma ineludibile.

file_0.576685001446577836L'opera viene presentata presso il Museo San Fedele. Itinerari di arte e fede del Centro San Fedele di Milano, un luogo emblematico perché pensato, sin dalla sua fondazione, come spazio di incontro e di confronto per "favorire con varie manifestazioni di carattere culturale e artistico le correnti vive del pensiero contemporaneo". Per altro qui si stanno sperimentando, con esiti davvero interessanti, proposte espositive capaci di porre in dialogo antico e contemporaneo, una ricerca che vale la pena condividere e applicare, come già sta avvenendo in altre istituzioni museali ecclesiastiche.

È questo il punto di partenza di un viaggio che vedrà l'opera di Parmiggiani passare, come una sorta di testimone, di museo in museo per attestare la comune volontà di accogliere questa nuova sfida. Musei del Nord, del Centro e del Sud, ciascuno con caratteristiche diverse quanto a dimensione, sede, collezioni, faranno da polo aggregatore anche per gli altri musei ecclesiastici. Perché chi ospita lo fa a nome di tutti, a nome di AMEI.

Si è scelto Claudio Parmiggiani, tra i maggiori protagonisti del panorama artistico internazionale, perché sentiamo una forte assonanza con la sua arte, con la sua poetica. Fare arte, afferma, è "un atto di resistenza civile", ma al contempo una meditazione sull'uomo. Scrive Giuliano Zanchi, direttore del Museo Diocesano di Bergamo: "Quello di Parmiggiani è un modo di concepire l'arte che tocca le esperienze elementari dell'essere umano, laddove l'uomo è messo di fronte al proprio insolubile enigma, dove quindi il sentimento di tutto quello che è sacro si ravviva quasi impetuosamente. In questo senso è un'arte che tocca il sacro".

L'opera è stata ideata pensando alla sua destinazione finale: la Casa Museo del Beato Giuseppe Puglisi di Palermo, ucciso dalla mafia il 15 Settembre del 1993. Si tratta del modesto appartamento in cui visse la famiglia Puglisi e per lungo tempo anche lo stesso sacerdote. Il Centro di Accoglienza Padre Nostro, che continua l'attività di quest'uomo rivolgendosi ai tanti giovani palermitani che rischiano quotidianamente l'emarginazione o il coinvolgimento nella criminalità organizzata, ha voluto recuperare questo "spazio della memoria" e metterlo a disposizione dei visitatori perché entrino in contatto con la semplicità del vivere quotidiano di Pino Puglisi, ma anche con la sua esperienza di vita.

In queste stanze, dal 13 settembre 2017, verrà esposta in modo permanente l'opera Senza titolo di Claudio Parmiggiani che AMEI ha voluto donare al piccolo museo gestito dal Centro di Accoglienza Padre Nostro. Con questo gesto volevamo evidenziare un'altra componente essenziale della nostra mission: l'attenzione alla dimensione sociale.

I musei ecclesiastici possono diventare - e alcuni già lo sono - formidabili attivatori di sviluppo, luoghi di inclusione e di confronto, spazi di riflessione dove formare una coscienza morale, civile e intellettuale. Luoghi dove far crescere la consapevolezza che dal dolore si può rinascere.

Un messaggio che AMEI affida a questo silenzioso testimone.

(Domenica Primerano, Presidente AMEI)

 


logo_ameiUna staffetta, un evento corale

Dodici i musei ecclesiastici che ospitano l'opera di Claudio Parmiggiani prima che giunga a Palermo.

Otto le regioni rappresentate.

Un'ideale staffetta attraverso luoghi che non sono sacrestie, né aule di teologia, ma musei che accolgono la sfida del contemporaneo con consapevolezza critica e volontà di conferirle carica significante.

Dodici musei diversi l'uno dall'altro per storia, tipologia delle collezioni, carattere delle attività promosse.

A Milano il Museo San Fedele. Itinerari di arte e fede esprime un percorso che si sviluppa nella chiesa di San Fedele e in alcuni spazi adiacenti: inaugurato nel 2014, è strettamente legato alla storia della Galleria San Fedele, nata alla fine degli anni Quaranta come luogo di incontro tra artisti invitati a riflettere sui grandi temi dell'uomo contemporaneo e della spiritualità cristiana. Un cantiere sperimentale, un autentico laboratorio espressivo al quale hanno collaborato artisti quali Carlo Carrà, Mario Sironi e Lucio Fontana, le cui sperimentazioni trovano pienezza di senso negli interventi promossi nello spazio liturgico della chiesa di San Fedele.

A Bergamo il Museo "Adriano Bernareggi", inaugurato nel 2000, è allestito nel cinquecentesco Palazzo Bassi Rathgeb che unisce al pregio architettonico quello decorativo a cura di Donato Fantoni. Il nucleo originario delle collezioni, raccolto a partire dagli anni Trenta dal vescovo Adriano Bernareggi, rispecchia la cultura artistica bergamasca tra i secoli XVI e XIX, illustrando il periodo che va dal Concilio di Trento al Vaticano II, con capolavori, tra gli altri, di Alvise Vivarini, Lorenzo Lotto, Rembrandt e Giacono Manzù.

A Concesio (BS) la Collezione Paolo VI, inaugurata nella sua nuova sede espositiva nel 2009,  è il museo che conserva e presenta al pubblico un patrimonio di dipinti, disegni, stampe, medaglie e sculture del Novecento riconducibile alla figura di papa Giovanni Battista Montini, testimoniandone il prezioso e profetico rapporto intrattenuto con l'arte contemporanea.  Nella Collezione sono esposti capolavori di alcuni dei maggiori artisti del Novecento, tra i quali Chagall, Kokoschka, Matisse, Picasso, Magritte, Dalí, Severini, Rouault, Casorati, Sironi, Morandi, Fontana, Hartung, Vedova, Manzù, Pomodoro.

A Varese il Museo Baroffio e del Santuario del Sacro Monte, nato per ospitare la collezione che il barone Giuseppe Baroffio Dall'Aglio nel 1929 donò al Santuario di Santa Maria del Monte, vide confluire in sé anche il patrimonio museale del Santuario. L'edificio che lo ospita, costruito nel 1932 su progetto di Ludovico Pogliaghi, documenta la storia di Santa Maria del Monte attraverso la bellezza di sculture romaniche, miniature di codici preziosi, paliotti d'età sforzesca, dipinti dal XV al XVIII secolo e una sezione di arte sacra contemporanea.

A Vercelli il Museo del Tesoro del Duomo conserva, in sale affrescate nel primo Cinquecento, opere d'arte che abbracciano quasi duemila anni di storia: tra le opere medievali esposte i reliquiari ne fanno una collezione tra le più ampie e ricche del nord Italia, legata al pellegrinaggio lungo la via Francigena. Degne di particolare menzione sono i codici medievali conservati nell'attigua Biblioteca Capitolare: tra essi il Codex Vercellensis Evangeliorum, prima traduzione dei Vangeli dal greco al latino, risalente alla metà del IV secolo e il prezioso Vercelli Book, opera della fine del X secolo, contenente omelie in antica lingua anglosassone.

A Piacenza Kronos-Museo della Cattedrale, inaugurato nel 2015, espone il Codice 65, antico e significativo testo liturgico noto anche come Libro del Maestro (sec. XII), raffinate argenterie sacre e preziosi paramenti liturgici appartenuti ai vescovi della diocesi, sculture lignee sei-settecentesche e dipinti provenienti dalla Cattedrale, tra i quali il trittico trecentesco con Storie della vita di Gesù del modenese Serafino de' Serafini, la Morte di San Francesco Saverio di Robert De Longe (1685-1686) e la Madonna dello Zitto di Giovanni Battista Tagliasacchi (ante 1737).

A Cortona (AR) il Museo diocesano è ospitato nel palazzo prospiciente la Cattedrale, sede dal 1495 della Confraternita del Buon Gesù, oggetto nel tempo di successivi rimaneggiamenti e ampliamenti. Le opere d'arte esposte s'intrecciano con le vicende storico-religiose del territorio cortonese, costruendo un percorso atto a recuperare la memoria artistica, storica e di fede di un'antichissima e altrettanto fiorente comunità : risaltano le grandiose opere di Beato Angelico, quali la celebre Annunciazione, Pietro Lorenzetti, Luca Signorelli, Giuseppe Maria Crespi e i cartoni della via Crucis di Gino Severini.

A Fabriano (AN) il Museo diocesano, inaugurato nel 2015, esprime un itinerario che dai secoli X-XI giunge al 1785, esponendo, in particolare, dipinti tre-quattrocenteschi, suppellettili sacre e tessuti liturgici esito artefici locali e non.

A Molfetta (BA) il Museo diocesano è allestito negli ambienti dell'attuale Seminario Vescovile già Collegio dei Gesuiti, edificato a partire dal 1610. Il percorso espositivo include: la galleria dei paramenti liturgici databili dal XVII alla fine del XIX secolo; il  lapidarium che custodisce i frammenti erratici provenienti dall'antico Duomo di Molfetta; una pregevole raccolta di seicenteschi reliquiari a busto in legno dipinto; la Pinacoteca con opere databili tra il XVI e XVIII secolo, a firma di grandi artisti quali Marco Cardisco, Francesco Cozza, Bernardo Cavallino, Corrado Giaquinto.

A Salerno il Museo diocesano "San Matteo" è allestito nel palazzo che fino al 1980 ospitava il Seminario arcivescovile, edificato nel Cinquecento, ma successivamente rimstrutturato fino ad assumere l'attuale aspetto neoclassico. Le collezioni d'arte esposte, databili dal Medioevo al Seicento,  si segnalano in particolare per il Ciclo eburneo salernitano, la più importante collezione al mondo di avori intagliati risalenti all'epoca medievale, raffiguranti Scene dal Vecchio e dal Nuovo Testamento.

A Rossano (CS) il Museo diocesano e del Codex, fondato nel 1952, ha inaugurato nel 2016 il nuovo percorso museale basato sulla distinzione di due principali sezioni, una dedicata al Codex Purpureus, evangeliario greco miniato risalente al VI secolo, l'altra alla storia della diocesi e della città di Rossano nei secoli. Il Codex Purpureus  Rossanensis raccoglie in 188 fogli di finissima pergamena purpurea i Vangeli di Matteo e Marco ed è arricchito da 15 splendide miniature: il 9 Ottobre 2015 è stato riconosciuto Patrimonio dell'Umanità e inserito nelle liste Unesco, nella Categoria "Memory of the Word".

A Reggio Calabria il Museo diocesano "Mons. Aurelio Sorrentino", inaugurato nel 2010, è sito al pianterreno dell'ala tardo-settecentesca del Palazzo arcivescovile costruito sulle rovine di un preesistente edificio, sorto accanto alla Cattedrale alla fine del Cinquecento. Tra le opere più significative esposte sono: il quattrocentesco Bacolo pastorale di mons. Antonio de Ricci, in argento e smalti (scuola napoletana); un Crocifisso in avorio (seguace di Alessandro Algardi, sec. XVIII); la Resurrezione di Lazzaro attribuita al pittore napoletano Francesco De Mura (terzo decennio sec. XVIII); l'Ostensorio raggiato in oro disegnato dal Francesco Jerace nel 1928; pregevoli manufatti tessili e, tra essi, un parato nobile in broccato di seta policroma, opera di manifattura lionese (secondo quarto sec. XVIII).

 

Un evento corale, l'espressione all'unisono di dodici distinti e diversi musei ecclesiastici italiani che accolgono l'opera di Claudia Parmiggiani, affiancando alla Mostra iniziative ed eventi promossi dalle reti regionali dei musei AMEI.

(Lucia Lojacono, Componente Consiglio Direttivo AMEI)